Archivi categoria: Orrori dagli Abissi

Rubrica dedicata al mondo di H.P. Lovecraft. Verrà pubblicata con cadenza settimanale ogni giovedì.

Ciclo: Orrori dagli Abissi -H. P. Lovecraft e il Necronomicon (pt.7 I Sogni nella Casa Stregata)

Come ogni volta che riprendo in mano questa rubrica mi riprometto sempre di essere più costante, poi avvengono cose e purtroppo sono costretta a dedicargli il tempo che trova. Nonostante ciò non è una rubrica che mi sento di voler abbandonare, primo perché è una di quelle che ho notato essere fra le più seguite anche a distanza di tempo e secondo perché piace molto anche a me e sicché lo spazio è mio….

Come sempre, vi lascio il solito disclaimer, e poi, dopo questa breve introduzione, di cui mi direte che non ve ne frega una ceppa, proseguiamo con la recensione del prossimo racconto I Sogni nella Casa Stregata.

Attenzione: questo articolo contiene spoiler. Tuttavia può essere un pratico approccio per chi vuole affacciarsi al mondo di Lovecraft e vuole prendere visione a grandi linee di quello che troverà all’interno. Vi consigliamo, in ogni caso, la lettura dell’opera originale.

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I racconti del Necronomicon. Ediz. integrale
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The Dreams in the Witch-House, il settimo dei racconti che andiamo a trattare in questo primo ciclo in onore di Lovecraft, non si può non definire un testo fondamentale nella delimitazione di quell’universo creato dall’autore, in quanto estende il concetto di orrore cosmico a una serie di universi extradimensionali. A differenza dei racconti precedenti, ne I Sogni nella Casa Stregata non abbiamo una visione in prima persona, ma un narratore esterno che racconta le sventure che affliggono il povero Gilman.

Come tutti, o quasi, i protagonisti che abbiamo incontrato all’interno di questa raccolta Gilman è dotato di una forte curiosità e una profonda attrazione verso i temi dell’occulto e una serie di universi e fatti che vanno al di là della comprensione umana. Trattandosi egli di uno studente di scienze matematiche, egli crede che tali eventi siano in realtà legati a una serie di formule che sono in grado di piegare i concetti di spazio e di tempo e una serie di leggi fisiche. Proprio per tale ragione, egli prende in affitto la casa e l’appartamento che un tempo era appartenuto alla vecchia Keziah Mason, la quale di diceva essere una strega e che, a suo tempo, condannata era evasa dalla sua prigionia scomparendo in modo strano e misterioso. L’opinione di Gilman, in merito a quella faccenda, è che in qualche modo, la vecchia, avesse sfruttato proprio quei legami che intercorrono fra le varie dimensioni.
D’altro canto, la stanza stessa che un tempo era appartenuta alla donna presenta una conformazione strana e del tutto peculiare.

La parete settentrionale pendeva visibilmente all’interno – dalla parte esterna verso l’estremità interna – mentre il basso soffitto s’inclinava gradualmente verso il basso nella stessa direzione.

L’accesso a quella parte che doveva corrispondere alla soffitta era visibilmente negato da tempo immemore se non ai topi che avevano scavato le loro gallerie attraverso le travi di legno.

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Concept- Brown Jenkins by NathanRosario

I sogni, che sono il tema predominante del racconto, erano cominciati in concomitanza con una strana febbre, tanto che Gilman non era in grado di stabilire se gli uni dipendessero dall’altra o viceversa. Fatto stava che quei sogni diventavano sempre più definiti e allo stesso tempo astratti, riportando il protagonista in un universo fatto di forme, luci e strane nebbie dalle tonalità giallastre e verdognole.  A ciò, seguono la comparsa di figure inquietanti come quella della vecchia Keziah, che in un primo momento era stata associata dal protagonista a una donna anziana che aveva incrociato casualmente in  alcuni vicoli, accompagnata da quella del piccolo famiglio Brown Jenkins. Questo strano piccolo essere dalle sembianze di un topo con delle inquietanti caratteristiche umane assume un particolare spessore all’interno della vicenda. Egli accompagna costantemente la strega seguendola e aiutandola con quei suoi lunghi denti gialli su un volto umano e quelle piccole mani dalle unghie affilate. È presente quando la donna invita il giovane a firmare il Libro di Azathoth, cosa della quale Gilman ha un ben fondato terrore avendo trovato il nome di Azathoth, accompagnato da quello di Nyarlathotep, all’interno del Necronomicon ed essendo quindi a conoscenza che questi rappresenta il male supremo.

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The Dreams in the Witch House by BryanBaugh

Tuttavia per quanto egli provi a cercare presso il proprio compagno di corsi Elwood o la comunità scientifica a cui ha consegnato una statuetta recuperata proprio in uno di quei sogni, questi continuano il loro ciclo indipendentemente da qualunque cosa egli possa fare per tentare di arrestarli o quantomeno di controllarli. Perfino cambiare stanza risulta essere inutile in particolare con l’avvicinarsi del Sabba delle Streghe, notte nella quale i sogni raggiungono il culmine dell’orrore. Il protagonista si trova infatti, suo malgrado, a prendere parte al rituale di sacrificio di un bambino agli Antichi Dei del Caos, dove vani risultano i suoi sforzi per fermarli seppure, per lo meno, riesce a porre fine alla vita della vecchia megera. Viene ritrovato prima ancora dell’alba, nella sua stanza, in stato confusionale, privo dell’udito che fino a quel momento era stato particolarmente sviluppato. Ma seppure la vicenda sembra conclusa, la verità è ben diversa. In pieno stile Lovecraft, quando le cose sembrano finalmente essere giunte a conclusione, si apre una nuova porta, in questo caso data dalla morte dello stesso Gilman a causa di un ratto che pare avergli divorato il cuore, scavandosi dei cunicoli attraverso il suo corpo. Un ratto le cui impronte insanguinate assomigliano in modo inquietante a delle piccole mani in miniatura.

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Brown Jenkin by PawnAttack

Come sempre, dunque, Lovecraft non si smentisce riuscendo a contagiare il lettore con gli stati d’animo di ansia e tensione dei suoi personaggi, lasciando sempre quella via aperta agli eventi che potrebbero in qualche modo ancora proseguire con conseguenze devastanti per quelli che hanno avuto la sventura di intrecciare le proprie vite con le vicende narrate. Lo stesso personaggio di Elwood, che risulta avere un ruolo marginale all’interno dell’opera, alla fine si ritrova ad avere la vita completamente sconvolta dai fatti accaduti e a vivere nel costante terrore che una parte di quelle vicenda possa ancora avere influenza sulla propria esistenza, per quanto egli possa tenersi lontano da quei luoghi.
Come si è detto alle volte, mano a mano che i racconti procedono c’è sempre un nuovo elemento che va ad aggiungersi a questo mondo fatto di sentimenti di inquietudine, apprensione, malessere, angoscia….

Ed è proprio questo che rende Lovecraft l’autore che tutti conosciamo.

Ciclo: Orrori dagli Abissi -H. P. Lovecraft e il Necronomicon (pt.6 Colui che sussurrava nelle Tenebre)

Attenzione: questo articolo contiene spoiler. Tuttavia può essere un pratico approccio per chi vuole affacciarsi al mondo di Lovecraft e vuole prendere visione a grandi linee di quello che troverà all’interno. Vi consigliamo, in ogni caso, la lettura dell’opera originale.

Continua il Ciclo dedicato a Lovecraft, ancora una volta ci dobbiamo scusare in merito ai ritardi riportati sulla tabella di marcia, ma il periodo non è dei migliori. In ogni caso vi vogliamo ringraziare perché sembra che questi articoli vi siano graditi, dato che ogni tanto noto una nuova presenza su quelle pagine (però se lasciasse anche dei commentino ci farebbe più piacere).

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Il racconto che andiamo a trattare oggi è Colui che sussurrava nelle tenebre (The Whisperer in Darkness) datato 1928. Se quando abbiamo parlato de Il Richiamo di Cthulhu abbiamo detto che si tratta sicuramente di uno dei più famosi dell’intero ciclo, per  Colui che sussurrava nelle tenebre dobbiamo allora dire che è considerato uno dei testi più importanti dove l’universo cosmico che è diventato il clou dei suoi racconti continua a svilupparsi creando sempre maggiormente quell’idea che il cosmo non sia un qualcosa da esplorare, ma al contrario risulti essere la fonte stessa degli orrori.

Tra gli altri, questo racconto assume i connotati quasi di una disquisizione scientifica , di fatti, è proprio l’approccio scientifico delle teoria di Akeley che convince il protagonista e narratore  Wilmarth ad intraprendere una corrispondenza con lui, sugli strani eventi e le strane creature che sembrano essere state avvistate in corrispondenza di alcuni fiumi del Vermont. D’altro canto, di non poca importanza è il fatto che Akeley stesso dichiari di essere letteralmente perseguitato da queste creature. esse, secondo quanto emerge dai suoi scritti, non solo lo seguono nei suoi movimenti, tanto da averlo costretto a rintanarsi in casa propria, ma perfino si avvicinano all’abitazione del povero uomo spaventando e uccidendo i suoi cani. Tuttavia questo atteggiamento cambia improvvisamente contemporaneamente al peggiorare delle condizioni fisiche di Akeley. Ciò, insieme alle insistenze del suo corrispondente, che sembra aver stabilito un buon rapporto con le creature  di cui vanta le incredibili conoscenze, convince il protagonista a raggiungerlo. È proprio questa seconda parte del racconto quella che entra maggiormente nell’atmosfera tipica dei racconti lovecraftiani. Giunto a destinazione il protagonista comincia a rendersi conto che qualcosa, in effetti, non torna. C’è qualcosa di strano e questo sia nell’atteggiamento di chi, in vece del suo ospite lo riceve, sia, successivamente, nei comportamenti di Akeley stesso. Il lettore può dunque, da questo momento, comunicare le proprie congetture su quello che era l’incipit del racconto stesso, ovvero la  misteriosa scomparsa di Akeley.

Mi-Go by Xiven
Mi-Go
by Xiven

Ora, prima di passare a quelle che sono le mie considerazioni personali, tengo a precisare che ho letto questo racconto almeno un paio di mesi fa, per cui chiedo venia se non sarò esplicativa come per quelli precedenti. Sicuramente non si può negare che le atmosfere, sebbene percepibili più nella seconda parte siano esattamente quelle che si sono trovate nei racconti precedenti, ovvero quella curiosità per l’ignoto e allo stesso tempo il terrore di ciò che esso nasconda. Aggiungiamo che questo racconto fa anche riferimento a un evento accaduto quello stesso anno, ovvero la scoperta di un nuovo pianeta, Plutone, che all’interno del racconto viene associato a quello che all’interno dei miti, e di quel chiamato Necronomicon, prende il nome di Yuggoth e da cui si presuppone provengano le misteriose creature. Anche queste, come quelle incontrate precedentemente assumono delle caratteristiche che si possono assimilare a quelle già incontrate precedentemente, seppure con connotati diversi. Come si è già detto è uno dei racconti ritenuti più famosi e di sicuro si può affermare che sia anche uno di quelli meglio riusciti, forse proprio grazie a questo suo integrare elementi tipici del proprio tempo, basti appunto immaginare come doveva essere per un lettore dell’epoca vedere il riferimento a Plutone di cui si è parlato poco sopra. Inoltre se fino ad ora i racconti sono stati piuttosto brevi, a partire da Colui che sussurrava delle Tenebre e il precedente Call of Cthulhu, cominciano ad allungarsi al punto tale da poter quasi essere estrapolati dalla raccolta e diventare delle pubblicazioni separate.

Ciclo: Orrori dagli Abissi -H. P. Lovecraft e il Necronomicon (pt.5 Il Richiamo di Cthulhu)

Attenzione: questo articolo contiene spoiler. Tuttavia può essere un pratico approccio per chi vuole affacciarsi al mondo di Lovecraft e vuole prendere visione a grandi linee di quello che troverà all’interno. Vi consigliamo, in ogni caso, la lettura dell’opera originale

Come promesso, eccoci qui, nel nostro appuntamento del giovedì con i racconti di Lovecraft. Siamo oggi esattamente a metà dal nostro percorso.

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Il richiamo di Cthulhu è sicuramente, The Call of Cthulhu è sicuramente il più famoso fra tutti i racconti di Lovecraft e lo stesso Cthulhu, il mostro dal capo cefalopode, ali di drago e corpo antropomorfo, è, senza alcuna ombra di dubbio, il più famoso fra le sue creature.
Il racconto, il più lungo fra quelli finora trattati si divide in tre filoni principali che condividono la stessa voce narrante che va a documentare una serie di differenti eventi che si catapultano per una serie di eventi, o meglio un unico scatenante evento all’interno della vita del protagonista.
Egli venuto in possesso dell’eredità di uno zio, il professor Angell. Il primi due sotto-racconti sono basati appunto su ricerche precedentemente eseguiti da questo zio in circostanze che se al principio appaiono comuni, ma sulla quale mano a mano che le indagini del protagonista si evolvono appaiono sempre più sospette. Non primo dei capitoli L’orrore di argilla, il protagonista rinviene una strana scultura che rappresenta un essere antropomorfo, il capo simile a una piovra e ali di drago sotto al quale sono incisi una serie di strani geroglifici. Secondo i documenti questo artefatto è stato consegnato al professore da uno studente di scultura di nome Wilcox che afferma di averla formata nel mezzo di uno strano sogno di città antiche, formate da blocchi titanici, ricche di monoliti coperti di melme verdi e geroglifici. Incolti i sogni sono accompagnati da una serie di suoni che il giovane ha tentato di ricostruire con l’espressione «Cthulhu fhtagn».
Le visite del giovane al professore si intensificarono e fra i vari termini di quel guazzabuglio di suoni i più ricorrenti risultano essere due «Cthulhu» e «R’lyeh». Dubbioso sulla veridicità del racconto del giovane il protagonista decide dunque di contattarlo personalmente, ma sebbene lo ritenga onesto non riesce a credere ancora agli strani fenomeni descritti seppure si renderà conto questi sono molto simili a quelli descritti nel secondo documento appartenente a suo zio e che vengono espressi nel capitolo successivo Il racconto dell’ispettore Legrasse. Qui il protagonista rinviene un secondo testo che racconta l’esperienza del professore con il suddetto ispettore, il quale gli aveva presentato una statuetta che risulta per aspetto molto simile alla scultura di Wilcox. Legrasse racconta di aver reperito tale oggetto durante un’incursione della polizia durante quello che doveva sembrare uno strano raduno vudù  in un boschetto a sud di New Orleans. Il rituale in corso appare subito folle all’ispettore che si ritrova, insieme ai suoi uomini, di fronte ai proseliti danzanti intorno alla statuetta e ad alcuni corpi terribilmente martoriati. Arrestati gli adepti al culto, l’ispettore viene a scoprire alcune informazioni in merito e riesce anche a ottenere una trascrizione di quella sorta di mantra che essi ripetevano continuamente «Ph’nglui mglw’ nafh Cthulhu R’lyeh wgah’nagl fhtagn» che Legrasse è riuscito anche a farsi tradurre con «Nella sua dimora di R’lyeh il morto Cthulhu aspetta sognando».

Rise of Chtulhu by ArcosArt - Immagine allegata all'articolo: Ciclo: Orrori dagli Abissi -H. P. Lovecraft e il Necronomicon (pt.5 Il Richiamo di Cthulhu)

Rise of Chtulhu
by ArcosArt

A questo punto cominciano ad essere evidenti alcuni punti di contatto fra la storia del giovane Wilcox e quella proposta dall’ispettore. Tuttavia, deve ancora accadere un ultimo evento prima che il protagonista prenda pienamente coscienza di ciò con cui ha a che fare. Ed è ciò che accade nell’ultimo capitolo La follia che viene dal mare dove egli entra casualmente in possesso di un articolo di giornale che racconta di un uomo, unico superstite de proprio equipaggio che dopo aver subito un attacco di pirateria approda con quelli che sono rimasti del suo equipaggio su una strana isola che sembra essere sconosciuta la cui “architettura” ricorda però abbastanza fedelmente quella descritta nei sogni di Wilcox. Trovata quella che sembra una grossa porta Johansen, questo il nome del sopravvissuto, e i suoi uomini trovano modo di varcarla per poter controllare cosa si possa trovare all’interno ed è così, che per puro caso, riescono dove gli adepti del culto avevano fallito: risvegliare Cthulhu.
Gli unici superstiti a questo scontro risulteranno essere proprio Johansen e un suo compagno che però perde completamente il senno mentre sono ancora in mare e lì lo raggiunge la morte. Quella stessa morte che raggiungerà anche l’ufficiale nella sua casa molti mesi dopo lasciandogli tuttavia il tempo di annotare questi eventi. Ed è a questo punto che il protagonista si rende conto che la morte del proprio zio non è stata casuale, così come non lo è stata quella di Johansen e come probabilmente non lo sarà nemmeno la propria.

È interessante a questo punto notare come si sia ripetuto spesso, nei racconti finora analizzati questo sentimento, che accomuna i vari protagonisti, di essere coscienti del fatto che la loro morte giungerà presto a causa delle proprie conoscenze e che non risulterà, probabilmente, nemmeno piacevole. Tuttavia, quello che caratterizza questo racconto e che lo rende il più famoso è il fatto stesso che l’orrore assuma dei connotati ben precisi e delineati. Se ne Il Cane, il famoso cane non viene mai mostrato realmente e il protagonista stesso non lo vedrà mai, qui invece vi è descritto un vero e proprio scontro con il mostro. Johansen lo affronta e almeno la prima battaglia riesce a vincerla in quanto riesce a raggiungere terra vivo, tuttavia è già consapevole che quegli orrori torneranno a perseguitarlo ed ecco il perché raccoglie tutte le proprie memorie che riguardano il culto di Cthulhu ed ecco perché lo farà anche il protagonista vero e proprio, seppure, entrambi, tutti loro tentano di assicurarsi che tali scritti non vengano mai letti.

Ciclo: Orrori dagli Abissi -H. P. Lovecraft e il Necronomicon (pt.4 Il Successore)

Attenzione: questo articolo contiene spoiler. Tuttavia può essere un pratico approccio per chi vuole affacciarsi al mondo di Lovecraft e vuole prendere visione a grandi linee di quello che troverà all’interno. Vi consigliamo, in ogni caso, la lettura dell’opera originale

Eccoci tornati alla serie di appuntamenti legati al ciclo di Lovecraft.  Ci scusiamo per la pausa che ci siamo presi il mese precedente e che ha portato tutto il programma a rallentare. Tuttavia, nella speranza che sia tutto ciò di vostro gradimento, proseguiamo con un nuovo capitolo dedicato a questa raccolta.

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Il racconto di cui parliamo oggi è Il Successore, in inglese The Descendant. In realtà su questo titolo bisogna fare un appunto in particolare poiché il racconto non ci è mai giunto per intero, piuttosto quello che possiamo leggere oggi è un breve frammento scritto dall’esecutore letterario di Lovecraft, Barrow, che lo recuperò da alcuni appunti tra loro slegati.
Ed in effetti è abbastanza evidente che esso manchi di un finale, ma si tratti semplicemente di una qualche introduzione a qualcosa di più, che però, purtroppo, non potremo mai leggere. Per questa ragione, purtroppo, nemmeno la recensione può essere effettivamente completa.
La cosa interessante è che il racconto parta in prima persona così come quelli precedenti per proseguire dopo poche righe in terza come se il narratore non fosse il reale  protagonista di quegli eventi.
Il narratore, dunque, parla di una casa, per le strade di Londra, dove un vecchio cade in disperazione ogni qual volta ascolta il suono di una campana. L’uomo è un solitario, non parla con nessuno fino a quando il suo nuovo vicino, un giovane di ventitré anni di nome William non si introduce a forza all’interno della sua vita e fino al giorno in cui lo stesso giovane non entra in possesso di una copia di quel libro maledetto dell’arabo pazzo Alhazred. Dopo aver dato di matto alla vista del volume, il vecchio comincia a raccontare la sua storia che però si interrompe in quanto, come già detto, il racconto resta incompiuto.

necronomicon-hp-lovecraftAd essere onesti, si può definire un vero peccato che questa opera sia rimasta così, senza un finale, perché prometteva di essere davvero interessante, se non altro per riferimenti ad altri racconti precedenti come La Città Senza Nome, tanto per fare un esempio. È dunque probabile che, nell’idea di Lovecraft, ce ne fossero altri che spiegassero dunque la follia del vecchio. Navigando di fantasia si può cercare di immaginare il destino che possa essere toccato poi al giovane William attratto da tali argomenti. Forse, e dico forse, avrebbe ereditato la maledizione della follia del suo vicino e questo spiegherebbe il titolo del racconto che, tuttavia, potrebbe anche riferirsi in realtà al vecchio stesso date le antiche origini della famiglia. Purtroppo non ci è dato di saperlo.
Il ritmo prosegue si accelera dal punto esatto in cui il volume entra nelle mani del ragazzo tuttavia, di nuovo dobbiamo fermarci.

E ci fermiamo anche con la recensione stessa, ma davvero, considerata la brevità dell’opera non possiamo dire molto di più in merito ad essa. Vi salutiamo, quindi, e diamo appuntamento alla settimana prossima con  il primo dei racconti riguardanti Il richiamo di Cthulhu.

Ciclo: Orrori dagli Abissi -H. P. Lovecraft e il Necronomicon (pt.3 La Cerimonia)

Attenzione: questo articolo contiene spoiler. Tuttavia può essere un pratico approccio per chi vuole affacciarsi al mondo di Lovecraft e vuole prendere visione a grandi linee di quello che troverà all’interno. Vi consigliamo, in ogni caso, la lettura dell’opera originale

Ed eccoci al terzo appuntamento con questo ciclo che ho deciso di lanciare con cadenza settimanale, forse perché almeno così potrebbe dare la parvenza di un appuntamento fisso, almeno per qualche mese. A dir la verità non ho mai tenuto una rubrica ad appuntamento fisso su questo blog, ma a conti fatti mi sembrava una cosa carina. Ed ora andiamo avanti. Il racconto di oggi è quello dal titolo La Cerimonia (The Festival in inglese) scritto nel 1923.

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L’inizio del racconto appare, rispetto a quelli precedenti, tutto sommato tranquillo. Il protagonista si muove in direzione di Kingsport per la celebrazione dell’antico rito di Yule che i sui antenati si tramandano di generazione in generazione. Yule è quella festa che poi i cristiani hanno successivamente con quella più celebre del Natale. Tuttavia, poiché non siamo qui a descrivere le origini di Yule, ma solo a riferirci a come essa venga trattata in questo racconto rimandiamo questi riferimenti a un prossimo articolo.

Dunque dicevamo, il protagonista deve recarsi a Kingsport per assistere alla celebrazione di Yule, così come richiedono le tradizioni della sua famiglia. Il viaggio procede tranquillo, ma quando il protagonista raggiunge la città questa gli appare… stranamente deserta. Qui abbiamo i primi momenti di inquietudine che però si dissolvono di fronte all’amabile vecchietto che gli apre la porta. Almeno all’inizio, perché poi quei tratti così amabili e gentili paiono quasi più simili a una sorta di maschera. Il vecchio indossa un mantello scuro e lo stesso fa fare alla moglie, quindi insieme al protagonista lasciano la casa per dare inizio alla cerimonia vera e propria. Risalgono la collina insieme ad altri che sembrano essersi riversarsi nelle strane e poi scendono all’interno di essa in un percorso che forse ricorda un po’ quello della Città senza nome. Qui l’atmosfera comincia letteralmente a diventare più inquietante, a partire dalla cerimonia stessa, proseguendo per il grande fuoco di colore verde fino a quelle strane creature dalle zampe palmate e grosse ali che i presenti prendono a cavalcare per essere condotti chissà dove. Ed è qui che il protagonista cede. Non vuole più andare avanti, non vuole proseguire, non vuole scoprire quali siano gli orrori che potrebbe trovare continuando ad andare avanti. Lo ritroveranno il giorno dopo e si risveglierà in una Kingsport diversa da quella che aveva visto la sera della cerimonia. Eppure quegli eventi restano impressi nella sua mente.

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Byakhee
by Eclectixx

Ora, come possiamo ben vedere non è affatto facile descrivere un racconto tanto sintetico in ancora meno parole cercando di non svelarne completamente la trama. Ho cercato di evitare di focalizzarmi troppo sui punti focali. Tuttavia c’è da dire che da questo momento l’universo che raccoglie questi racconti comincia a essere ben delineato. È un mondo nel mondo, nel senso che sebbene appartiene a una realtà che ben conosciamo, la nostra, comincia ad avere degli elementi suoi propri e ben caratterizzati. Come già abbiamo detto precedentemente la lunga discesa nelle viscere della terra era già presente ne La Città Senza Nome e anche la creatura possiamo ricollegarla a quella presente ne Il Cane sebbene questa volta possiamo vederla. O meglio, il protagonista può vederla, la descrive in realtà anche abbastanza sommariamente: si muove come un essere quadrupede ma le zampe anteriori sono sostituite dalle ali membranose, un po’ come quelle di un pipistrello, mentre quelle posteriori sono palmate. È una creatura di cui egli ha orrore tanto di rifiutarsi di portare a termine il rituale e cavalcarla. E nuovamente compare il tomo del Necronomicon, prima il protagonista lo trova nella casa del vecchio, insieme ad altri libri maledetti e in seguito è proprio da quel libro che viene fuori il rituale che i presenti della scena si accingono a compiere. E ancora il tema dell’incubo, perché anche qui, come nei racconti precedenti il protagonista sarà tormentato da questi ricordi. Ma a parte ciò è proprio l’ambientazione esterna, ovvero il New England, che diventerà quasi un topos dei racconti successivi.

Dal mio punto di vista, forse, l’ho trovato un po’ meno eccitante dei racconti precedenti, forse perché gli eventi principali sono stati collocati tutti in un momento clou, dovuto probabilmente anche alla brevità del racconto stesso, mentre in quelli precedenti il crescendo si avvertiva sin dalle prime righe.
Non so dirlo ad essere onesta. Forse semplicemente non ero io nel mood.
In ogni caso, vi saluto e vi do appuntamento a giovedì prossimo, con il racconto successivo Il Successore. Non mancate 😉

Ciclo: Orrori dagli Abissi -H. P. Lovecraft e il Necronomicon (pt.2 Il cane)

Attenzione: questo articolo contiene spoiler. Tuttavia può essere un pratico approccio per chi vuole affacciarsi al mondo di Lovecraft e vuole prendere visione a grandi linee di quello che troverà all’interno. Vi consigliamo, in ogni caso, la lettura dell’opera originale

Il secondo racconto che andiamo ad analizzare all’interno di questo nostro ciclo dedicato a Lovecraft è quello che ha per titolo Il cane, The Hound in lingua originale. In realtà il termine “hound” è solitamente riferito a cani da caccia, particolare che a tutti gli effetti non è del tutto trascurabile ai fini del racconto. D’altro canto una mente più elastica potrebbe anche ricordare un altro “hound”, quello dei Baskerville, pubblicato non molto prima da un certo Conan Doyle.

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Mettendo immediatamente da parte questo breve volo pindarico, torniamo al nostro cane, quello lovecraftiano. Partiamo da un presupposto, il cane, fisicamente parlando, non appare mai all’interno del racconto. Tutto ciò che sappiamo di lui è quello che l’io narrante riesce a percepire e cioè una serie di latrati, il raspare continuo contro porte e finestre e talvolta questa grossa ombra. C’è da dire che questa scelta potrebbe anche avere un suo perché all’interno del racconto stesso, dopotutto la presenza di un cane fisico non avrebbe fatto altro che alleviare quel senso di terrore verso un ignoto che non si conosce, non si comprende eppure perseguita come una presenza constante dalla quale sebbene si tenti di fuggire la si ritrova sempre più vicina sempre più incombente ad alitare sul proprio collo in maniera assidua e costante.

Come il destino che il protagonista è ben conscio sia lì ad attenderlo, così come ha afferrato il suo compagno di razzie St. John, morto di quella morte orrenda a causa di quell’amuleto che entrambi avevano trafugato da quella tomba olandese…

L’amuleto poi, l’amuleto gioca un ruolo chiave nell’intera vicenda. L’effige su di esso rappresenta ancora una volta un cane, un cane alato, una figura che al protagonista è già nota, che è già stata descritta ampiamente in quel libro dell’arabo pazzo Alhazred, ovvero il Necronomicon. Siamo nel 1922 e questa è la prima volta che il Necronomicon viene espressamente citato all’interno del racconto. Il protagonista e il suo compagno ne posseggono una copia in quel loro museo privato di orrori e morte e non disdegnano certo di consultarlo e perfino sulla tomba di quest’ultimo il protagonista recita

uno di quei rituali demoniaci che in vita aveva tanto amato.

Ancora una volta, dunque vediamo una fatale attrazione per quella cultura esoterica che allo stesso tempo è fortemente temuta dato che il protagonista è ben conscio sia stata proprio quella la rovina di St. John e presto anche la propria. Lo resta fino agli ultimi istanti quando riaperta la tomba ritrova nuovamente in essa l’amuleto perduto, e quel cadavere, che prima era composto di sole ossa, ora ricoperto in parte di carne e sangue.

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Hound of Tindalos 2
by Manzanedo

Ora ad oggi si ritiene il racconto de Il cane, uno dei più significativi e più celebri del ciclo lovecraftiano, tuttavia c’è da dire che il suo autore non lo amasse particolarmente, anzi addirittura per qualche ragione lo detestasse. Tuttavia è proprio da questo momento in poi che si comincia a delineare uno sfondo comune a tutti quelli che sarebbero poi venuti a seguire.

Come ne La città senza nome, che abbiamo analizzato precedentemente, anche qui la tensione subisce un crescendo fino ad arrivare alla rivelazione finale che corrisponde alla scoperta dello stato dello scheletro nella tomba. Ne deriva una fredda razionalità, del comprendere che ormai da quell’orrore non c’è una via di fuga, se non forse l’oblio della morte stessa.

Ciclo: Orrori dagli Abissi -H. P. Lovecraft e il Necronomicon (pt.1 La città senza nome)

Attenzione: questo articolo contiene spoiler.Tuttavia può essere un pratico approccio per chi vuole affacciarsi al mondo di Lovecraft e vuole prendere visione a grandi linee di quello che troverà all’interno. Vi consigliamo, in ogni caso, la lettura dell’opera originale

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La città senza nome, titolo originale The Nameless City, è il primo dei racconti che concerne il Necronomicon, scritto nel 1921. si tratta di quello, dunque, che con molta probabilità ha dato inizio all’intero ciclo dei racconti che ne sono seguiti che hanno dato il via all’intero fenomeno legato al mondo di Lovecraft. Essendo un racconto non abbiamo a che fare un un testo di una lunghezza eccessiva, tuttavia l’atmosfera che si respira all’interno di esso di certo non è di poco conto. Già fin dalle prime righe si comprende una certa sensazione di disagio del protagonista di avventurarsi all’interno della città stessa, tanto che evita appunto di raggiungerla nelle ore notturne e si premura di abbandonarla prima del calare della tenebre il suo primo giorno. Tutto il racconto è basato su una serie di sensazioni che il protagonista esprime e che sono favorite, tra l’altro da una narrazione in prima persona. Tuttavia la scoperta di alcuni templi e la curiosità, o meglio ancora, la sete di conoscenza verso quella strana cultura e quello strano popolo appena scoperto all’interno delle raffigurazioni gli fa dimenticare i sui primi timori e così, nonostante il calare delle tenebre si avventura di quello che sembra essere il più grande e il più profondo di quei templi. La visione da questo punto in poi diventa quasi claustrofobica, perfino per il lettore. Si sente il peso di quegli ambienti che si fanno sempre più stretti e sempre più bassi fino a costringere il protagonista a strisciare in alcuni punti. Eppure, tuttavia, mano a mano che cresce il senso di angoscia cresce anche la curiosità perché ogni traccia lasciata da quel popolo senza nome, quel popolo dalla bocca di coccodrillo, la fronte larga e le mani artigliate, basso e tozzo che tuttavia pare possedere una conoscenza superiore a quella degli Egizi, nonostante sia molto più antico. Eppure, nonostante ciò, le ultime pitture presenti all’interno del tempio cominciano a mostrare un lento declino di questo popolo e un lato assai brutale fino all’immagine di un uomo straziato dalle creature stesse. E questo è il punto in cui il climax di angoscia presente nel racconto subisce una rapida impennata fino al culmine finale, che però non descriveremo qui, e che è quello che poi tormenterà gli incubi del protagonista fino alla fine dei suoi giorni.

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The Nameless City Part 3
by Sprech4

È probabile che questo racconto, essendo il primo e come abbiamo già detto nella nostra introduzione non doveva essere rivolto alla pubblicazione, risulta come una sorta di esperimento che si ritrova ad essere più che ben riuscito, sotto molto punti di vista. È breve, certo, ma si parla appunto di racconti e non di romanzi e in ogni caso anche in queste poche pagine Lovecraft riesce magnificamente nel suo intendo di creare un certo senso di oppressione all’interno della mente del lettore che è lì, con il protagonista e voce narrante, in quei cunicoli stretti e bui, con una sola torcia a indicare la via, su quella scala ripida e stretta di fronte alla meraviglia, allo stupore, all’orrore…

Ciclo: Orrori dagli Abissi -H.P. Lovecraft e il Necronomicon (Introduzione)

Salve popolino del web.
L’appuntamento di oggi vuole essere un po’ particolare perché sarà di quelli che io chiamo seriali.  Avevo già fatto una cosa del genere ai tempi dell’isola ed era un percorso sull’autore, in quel caso Anne Rice e le cronache di vampiri. Non ho mai controllato a dire il vero se, dopo la mia dipartita, qualcuno abbia voluto continuarlo, il che significa che potrei eventualmente, se ci fosse una sorta di interesse riprenderlo e pubblicarlo qui, su questo che è il mio spazio personale. Dopotutto quello era un mio progetto così come lo era quello in riferimento alla mitologia, che sono sempre stati argomenti a me particolarmente cari. A dirla in tutta onesta non sono certa di come quei progetti siano stati gestiti poi, ma se davvero ci fosse qualcuno che ne provi interesse me lo faccia sapere con un commentino qui sotto e vedremo di integrare anche questo genere di rubriche all’interno di questo blog.

9788854175129
I racconti del Necronomicon. Ediz. integrale
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Ora, perché così all’improvviso abbiamo ripreso a parlare di percorsi?
Mi è capitato di comprare questo libro, che vedete raffigurato qui accanto. Si tratta de I racconti del Necronomicon di H. P. Lovecraft della Newton Copmton, edizione MiniMammuth. Ora come dice il titolo stesso, il libro racchiude una serie di racconti, appunto scritti in momenti diversi della vita dell’autore e questo è fondamentalmente il motivo per cui si è deciso di recensirli separatamente. Questo articolo dunque vuole essere solo una presentazione generale dell’opera della quale poi si parlerà più nello specifico quando si andranno ad analizzare i singoli racconti.
Ma chi era il suo autore e da dove viene? Lovecraft nacque nella cittadina di Providence nel Rhode Island e il suo bagaglio letterario forse lo rende uno dei pochi, se non l’unico autore americano in grado di rivaleggiare con Edgar A. Poe, di cui probabilmente parleremo in seguito.
Ora, la cosa veramente interessante di questo libro è che i racconti al suo interno non erano inizialmente dedicati alla pubblicazione, ma solo volti a un gruppo ristretto di amici. Tuttavia il primo racconto, nato così, quasi per gioco ebbe una tale diffusione che le storie che poi sono andate a comporlo sono venute quasi a crearsi da sole che quasi lo stesso autore temette che gli venisse dato del bugiardo nel dire di aver inventato sia il Necronomicon stesso, quanto  quel personaggio fittizio che ne dichiara essere l’autore, un arabo folle di nome Abdul Alhazred. D’altro canto il nome stesso di questo autore fantastico, che in un certo qual modo è una sorta di alter ego di Lovecraft stesso, può essere interpretato in chiave allegorica in quanto ha un suono molto simile all’espressione inglese  “all has read” traducibile con “che tutto ha letto”, per cui abbiamo l’identificazione di un personaggio che, per quanto folle, è dotato di una conoscenza vasta, forse anche maggiore di quella che spetterebbe ai comuni mortali.
lovecraftQuanto al titolo, l’opera originale in lingua araba doveva avere il nome di Azif che, in lingua araba, indica quei suoni che emettono alcuni insetti notturni e che essi attribuivano agli ululati dei demoni. Ovviamente, la copia in lingua originale è andata perduta, tuttavia girava voce di una serie di copie, prima in lingua greca, poi latina, in caratteri gotici e via dicendo, alcune non complete, altre a proprietà di musei e privati. In effetti, questa sorta di gioco prese così tanto piede che sia alcune librerie affermavano di possedere la famosa copia di questo libro, senza però mai mostrarla realmente, sia alcuni privati che dichiaravano di metterla all’asta a  prezzi esorbitanti per poi declinare ogni tipo di offerta, aggiungendo di essere già in accordi con “quella famosa università” o “quel famoso museo”.
Da un certo punto di vista, questo fenomeno, seppure ci troviamo nei primi anni del novecento ha una caratteristica molto interessante che potremo definire con un termine moderno virale, un po’ come quei simpatici video che girano per i social oggigiorno, anche se  Lovecraft certo non aveva un account Facebook, Twitter o Instagram, tanto per fare un esempio. Eppure il tutto si era espanso in una maniera che era sfuggita al controllo dell’autore stesso tanto che c’era perfino chi ne aggiungeva di racconti propri non appartenenti all’opera originale. Potete immaginare la portata della cosa dato che tutto ciò andava verificandosi in diversi angoli del mondo.

Detto ciò, dopo questa premessa voglio lasciarvi una lista dei racconti presenti in questo volume e che in questa prima fase andremo a trattare. Di volta in volta la lista verrà aggiornata con il link al corrispettivo articolo, così che sia di più facile consultazione.

  1. La Città senza nome – 1921
  2. Il cane – 1922
  3. La cerimonia – 1923
  4. Il successore – 1926
  5. Il richiamo di Cthulhu – 1926
  6. Colui che sussurrava nelle tenebre – 1928
  7. I sogni nella casa stregata – 1932
  8. Attraverso i cancelli della chiave d’argento – 1932
  9. Il libro – 1933