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Il cavaliere d’inverno – Paullina Simons

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Il cavaliere d’inverno
Paullina Simons

Titolo: Il cavaliere d’inverno
Autore: Paullina Simons
Casa Editrice: Bur Rizzoli / Sonzogno
Genere: storico romantico
Narrazione: terza persona

Ho appena finito questo romanzo e ho le lacrime agli occhi.
Oggi è il 22 Giugno 2017 e questo libro inizia il 22 Giugno 1941. Bella coincidenza!
Unione Sovietica, Leningrado, con lo scoppio della guerra la famiglia Metanov si mobilita. Mandano Pasha, fratello gemello di Tatiana in campeggio per preservarlo dal arruolarsi e dalla guerra. A Tatiana quasi diciassettenne (compirà i diciassette anni il 23 Giugno) verrà affidato il compito di comprare viveri. Ma la ragazza mentre aspetta il tram e mangia il gelato indossando il suo vestitino bianco con le rose rosse incontra Alexander, soldato ventiduenne dell’Armata Rossa.tatiana-il-cavaliere-dinverno.jpg
Tra i due scatta subito l’attrazione anche se Tatiana è ingenua e non capisce cosa sia quel sentimento. Alexander aiuta Tatiana a fare rifornimento di cibo e a portarlo a casa dove scopre che sua sorella maggiore Dasha e il soldato si frequentano. Alexander non voleva una storia seria con Dasha, lui, come tutti i soldati, si divertiva e basta con le ragazze ma Dasha si era innamorata di lui e Tatiana non voleva vederla soffrire. Difatti, per non ferire i sentimenti della sorella innamorata, Tatiana cercherà di nascondere al mondo i suoi sentimenti, perfino allo stesso Alexander che però amerà Tatiana alla follia.

“Tatiana” disse Alexander con la voce piena d’emozione. “Ti amo”
Lei chiuse gli occhi.
“Grazie” sussurrò.
Le sollevò il viso. “Non l’ho mai sentito dire da te”
Non può essere vero, pensò lei. Ho ripetuto queste parole ogni minuto di ogni giorno, da quando ci siamo incontrati.
“Ti amo, Alexander”
“Dimmelo ancora”
“Ti amo!” Lo abbracciò. “Ti amo da morire. Ma neanch’io te l’avevo mai sentito dire.”
“Sì Tatiana. Lo avevi sentito”.
Lei rimase in silenzio e trattenne il fiato. Passò un minuto interminabile.
“Sai perché lo so?” sussurrò lui.
“Perché?”
“Perché ti sei alzata da quella slitta”

Tatiana è un’anima pura, un angelo in terra.
Non si lamenterà mai del padre violento e ubriaco che la picchia, della madre che desidera la sua morte definendola la figlia inutile, della sorella che passa le mattine a letto invece di andare a prendere il razionamento di cibo e per la quale si priva del ragazzo che ama, della cugina fannullona. Divide il suo cibo con tutti, anche con i vicini a costo di non mangiare lei. In tutto questo solo Alexander la capisce, solo Alexander la proteggere anche se cerca di mantenere indifferenza quando non hanno privacy per non destare sospetti.

Alexander, verrò con te ovunque. Vuoi andare in America? Io dico di sì. Vuoi andare in Australia? Bene, ci vengo. In Mongolia? Nel deserto del Gobi? Nel Degestan? Sul lago Bajkal? In Germania? All’inferno? Io ti dico, quando partiamo? Dovunque tu andrai, io verrò con te. Ma se tu resti, allora resto anch’io.
-Tatiana

il-cavaliere-dinverno.jpegÈ una grande storia d’amore ma anche di guerra e sofferenza.
Vediamo i bombardamenti, le razioni di cibo sempre più piccole, la fame, la paura, i morti. Morti che si susseguono uno dopo l’altro. Vediamo Leningrado cambiare con la guerra (viene descritta molto bene la città tanto che mi pare di aver visto il posto anche se non sono mai stata a San Pietroburgo).
Vediamo Dimitri, l’amico con cui Alexander ha un conto in sospeso fare sempre più ricatti.
Vediamo la gente urlare e litigare. Vediamo la piccola Tatiana combattere con il peso del mondo sulle sue spalle, con l’amore verso Alexander nel cuore.

Erano nel fiume Kama, lei era a cavalcioni sulle sue spalle nude e aspettava che lui la lasciasse cadere in acqua. Lui però non si muoveva. “Cosa aspetti, Shura!” gli disse.
“Non vi penso nemmeno”, rispose. “Che razza di uomo sarei se mi lasciassi scappare una donna nuda che sta seduta sulle mie spalle?”
“Un uomo che soffre il solletico!” gridò Tatiana.

il-cavaliere-d-inverno-paSolitamente a me non piacciono i libri storici ma questo è molto di più.
Si entra nella vita di questi personaggi e li si vive come se si fosse presenti. A volte li si odia per dei comportamenti stupidi, li si loda per altri e ci si affeziona.
È un libro che ti cambia la vita. Potrei definirlo il più bel libro che abbia letto, perché senza dubbio lo è.
È un librone, sono quasi 700 pagine ed è diviso in quattro parti ma benché siano così tante pagine lascia il lettore incollato. Io l’ho letto in meno di una settimana, imponendomi la notte di andare a letto o sarei andata avanti a leggere fino alla mattina.
È un libro che consiglio a tutti, forse non alle più giovani per delle scene crude di guerra e sofferenza e per delle scene di sesso (ma non è un libro erotico, non scambiatelo per ciò che non è).
cavaliere-dinverno.jpgIl finale direi che è un cliffhanger, non si è risolto nulla.
La narrazione infatti prosegue con due libri (è un trilogia): Tatiana & Alexander e Il giardino d’estate, entrambi editi da Bur.

Addio, mia canzone sotto la luna e mio respiro, mie notti bianche e giorni d’oro, mia acqua fresca e mio fuoco. Addio. Che tu possa trovare conforto e una vita migliore e, quando l’alba occidentale illuminerà ancora una volta il tuo viso adorato, sii certa che quello che ho sentito per te non è stato invano. Addio… e abbi fede, mia dolce Tatiana.

Avvicinati di Kim Karr

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Avvicinati. Connections series
Kim Karr

Titolo: Avvicinati
Autore: Kim Karr
Casa Editrice: Newton Compton Editori
Genere: Contemporary Romance
Narrazione: prima persona. Nella prima parte del libro Dahlia e negli ultimi capitoli River.

Personalmente ho trovato questo libro straziante, la sofferenza in formato cartaceo, quindi a volte mi era pasante e difficile proseguire e avevo bisogno di aria.
Nella prima parte facciamo la conoscenza con Dahlia, orfana e appassionata di musica rock e il suo fidanzato Ben.
Impariamo a conoscere Ben e ad adorarlo… Finché bam, lui muore in una sparatoria e qui entra in gioco Dahlia ferita e sofferente. In ogni parola traspare il dolore di questa ragazza che non vive più.avvicinati3
Dopo anni la sua amica Aerie la convince a fare un’intervista e a scattare fotografie a un famoso cantante con cui Dahlia aveva avuto un flirt da ragazza: River.
River ci si presenta come la perfezione fatta a ragazzo: sexy, musicista, simpaticissimo e leggermente arrogante. Mentre Dahlia impara ad amare River pure il lettore inizia ad affezionarsi a lui provando la stessa gioia di Dahlia per la svolta positiva della sua vita anche se spesso arrivano i sensi di colpa verso di Ben o sente la mancanza di quest’ultimo.Woman with camera shooting on the beach
Devo però dire che una volta che la relazione tra Dahlia e River si consolida la situazione sfugge leggermente di mano all’autrice che non fa altro che inserire scene di sesso per riempire pagine e pagine e il romanzo diventa perfino noioso.
Il finale… avrei lanciato il libro fuori dalla finestra. Non è un cliffhanger, c’è un bel finale ma le ultime 5 pagine cambiano un po tutte le sorti.
Naturalmente questo è il primo volume di una serie, sempre edita dalla Newton Compton Editori.

Tutti abbiamo un destino, l’unica cosa che conta è la strada che scegliamo per raggiungerlo.

avvicinati1Mi sono commossa a leggere l’omaggio a Samantha Towle (per i libri The Bad Boy/Wild Boy editi da Newton Compton Editori), citando il fantastico protagonista e musicista Jake Wethers e Johnny.
E anche Kellan Kyle protagonista dei libri di S C Stephens.

9 Novembre di Colleen Hoover

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9 Novembre
Colleen Hoover

Titolo: 9 Novembre
Autore: Colleen Hoover
Casa Editrice: Leggereditore
Genere: New Adult
Narrazione: 1° persona alternata (Fallon e Ben)

Oggi vi parlerò di nuovo di quella che io (e non solo io) definsico la Regina degli New Adult: Colleen Hoover col suo 9 Novembre.

Non puoi mollare ancora. Non ho ancora finito di innamorarmi di te.

9 Novembre è un libro che é schizzato ai vertici della mia personale classifica dei libri belli.
Come al solito i libri della Hoover sono in grado di trasmettere emozioni vere, tanto che se di solito leggo molto velocemente, coi libri di questa autrice voglio assaporare lentamente ogni parola.

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Ti penso ogni secondo di ogni giorno e non so come lasciarti andare.

9-novembre-calendarFallon è una ragazza forte ma insicura a causa di un incidente che l’ha usiotionata sul lato sinistro del suo corpo, incedio avvenuto proprio un 9 novembre e che le ha distrutto la carriera da attrice.
A 18 anni non sa cosa fare della sua vita e si ritrova con un padre attore che non fa altro che sminuirla e qui entra in scena Ben, 18enne come Fallon che si finge il suo ragazzo davanti al padre di lei.
Tra i due c’è una forte connessione e una forte attrazione, un vero e proprio instalove (amore istantaneo).
Fallon è in partenza da L.A. per New York, ma decidono di rivedersi ogni 9 novembre per cinque anni e nel mentre Ben avrebbe scritto la storia della loro relazione in un libro.
E così avviene.
Ogni 9 novembre i due si rincontrano potendosi appresso tragedie, mutamenti e sofferenze…

Mi ci sono voluti quattro anni per innamorarmi di lui. Mi sono bastate quattro pagine per smettere.

Ho sofferto molto. Avevo paura di sapere cosa sarebbe accaduto il 9 novembre successivo, la suspence era infinita ma è un libro davvero bellissimo  e che  insegna tanto.
Non si potrà fare a meno di amare e odiare Ben allo stesso tempo, non lo si capirà mai finché non si leggerà il suo manoscritto (sì, vi è un libro nel libro!!).
Consigliassimo a tutte le eterne romantiche.9-novembre

Dannatamente bello – sussurro
Lei sorride e poi abbassa la testa – mi sento stupida.
A malapena ti conosco, quindi non posso discutere del tuo livello di intelligenza, perché potresti anche essere totalmente stupida. Ma almeno sei bella.

Curiosità: in una scena in un 9 Novembre sono presenti Tate e Miles di Ugly Love L’incastro (im)perfetto
E spesso compare anche Ian sempre presente in Ugly Love.

Ho bisogno che tu sappia che sei sempre stata tu ad avere il mio cuore. E non avrei mai lasciato che qualcuno lo prendesse in prestito se avessi saputo che c’era una sola diavolo di possibilità che tu non me lo avresti mai ridato.

Mille notti di te e di me di Laura Gay

mille notti di me e di te
Mille notti di te e di me
Laura Gay

Narrazione: Mille notti di te e di me

Autore: Laura Gay

Casa Editrice: Newton Compton Editori

Genere: Erotico

Narrazione: terza persona

Ho appena finito in questo istante di leggere Mille notti di te e di me di Laura Gay e sono praticamente svuotata.

È un romanzo che ti lascia col fiato sospeso e con l’amaro in bocca fino alla fine. Essendo un romanzo erotico sono presenti moltissime scene di sesso, ma mai banali e ripetitive o volgari. Tuttavia la storia non si basa sul sesso e basta. Sono presenti moltissimi eventi ed è interessante la caratterizzazione dei personaggi.

Brian è un uomo accentratore e dispotico, con la mania del controllo. Eva è una ragazza insicura, convinta di non poter essere amata e desiderata da un uomo. Forse per questo ha accettato passivamente il rapporto che la legava a quell’essere insignificante del suo ragazzo.

mille-notti-di-te-e-di-meDopo la morte dei genitori, Eva si ritrova senza soldi e piena di debiti e senza “spina dorsale”. L’amica, Fiamma, la iscrive su un sito per escort. Eva si arrabbia, tuttavia non riesce a tirarsi indietro. Quando Brian Armitage la contatta offrendole 50.000 euro per passare un weekend insieme, si arrabbia ma poi accetta.

Sebbene non voglia far sesso con Brian, ci fa sesso.

Eva è molto insicura e sola e appena le si da un minimo di affetto vi ci si aggrappa, senza valutare i pro e i contro o che persona ha davanti.

Brian Armitage l’ho trovato odioso per gran parte del libro, ma ciò ha il suo perché e il suo modo sbagliato di dimostrare affetto. È un uomo impaurito e un finto sicuro che crede di nascondere le sue fragilità dietro il suo essere miliardario sentendosi padrone del mondo. Quando, però non può comprare qualcosa col denaro si spaventa e fugge perfino da se stesso.

Non so cosa mi stia succedendo. Credimi, non ho mai fatto una cosa del genere in tutta la mia vita. Prima non mentivo, quando ti ho detto di non dare così tanta importanza al sesso.

Molto interessante la differenza di età tra i due: Eva una giovane venticinquenne e Brian un uomo sui 40 anni. Nessuno, infatti, prende sul serio Eva per la sua giovane età e tutti scherniscono Mr. Armitage chiedendogli se è andato a prenderla all’asilo e se è maggiorenne.

Benvenuta nel mio mondo, Eva. Adesso capisci cosa voglia dire desiderare qualcuno senza avere nessuna via di scampo? Fra noi due sta succedendo qualcosa. Non so esattamente cosa, so solo che ti voglio disperatamente. Ho bisogno di te come l’aria che respiro e non sono ancora pronto a lasciarti andare.

laura-gay-mille-nottiSono personaggi che matureranno e cresceranno insieme con la fiducia reciproca, a discapito della vera età anagrafica Eva risulta molto più matura di Brian a livello di responsabilità.

Solitamente non amo le narrazioni in terza persona, ma l’ho trovato davvero ben scritto e coinvolgente, si capiva bene il punto di vista di entrambi.

Consigliato a chi cerca una bella storia d’amore imprevedibile e con un bel po’ di sensualità. (E poi il sogno di Eva è anche il mio! -diventare scrittrice-)

mille-notti-di-te-e-di-me-laura-gay.jpegL’amore non esiste. È un’invenzione dei poeti per le ragazze un po’ ingenue. Esiste il desiderio. La brama di possesso. La passione.

Ho avuto la grande fortuna di incontrare Laura Gay a Tempo di Libri a Milano. È una ragazza dolcissima ed estremamente timida, era lì in un angolo che scrutava le persone senza mettersi in mostra e posso dire da dove ha  la dolcezza del personaggio di Eva.

Grazie Laura! Non vedo l’ora di leggere il tuo prossimo romanzo!

Il confine di un attimo di J. A. Radmerski

Il confine di un attimo di J. A. Redmerski
Il confine di un attimo
J. A. Redmerski

Titolo: Il confine di un attimo
Autore: J. A. Radmerski
Casa Editrice: Fabbri Editori/best BUR Rizzoli
Genere: new adult
Narrazione: 1° persona alternata (Camryn e Andrew)

Questo è un libro di J. A. Radmerski che da molto e lascia molto oltre a far rilfettere parecchio.
Narra la storia di Camryn detta Cam che anche se appena ventenne ha perso il senso della sua vita dopo che il suo fidanzato Ian è morto in un incidente automobilistico, la sua famiglia si è sfasciata e la sua migliore amica Natalie l’ha tradita. Cam decide di intraprendere un viaggio, viaggio sia fisico che mentale, durante la narrazione Cam avrà un vero e proprio mutamento.
Durante un viaggio in pullman Cam incontra Andrew un ragazzo di venticinque anni parecchio scanzonato e fuori dagli schemi. I due si ritrovano a condividere il viaggio assieme e ad aprire i propri cuori a dei segreti profondi e sepolti.
Andrew ha insegnato a Cam a essere sempre se stessa, a non aver paura a dire come la pensa o di sognare a voce alta.
La loro storia si evolve sia a livello mentale che fisico grazie ad Andrew che interpreta leggermente la parte del maniaco pervertito.

Ti ho tolto l’innocenza: ti ho ho messa più a tuo agio con la tua sessualità.

L’argomento sesso anche se presente è sempre tratatto con delicatezza e assolutamente non ci troviamo davanti un libro erotico, è una storia di amore e non di sesso.
È un libro che consiglio a tutti ma se non ci si aspetta un libro divertente e spasso perché no, non lo è. È un libro con protagonisti problematici e complessati ma saranno comunque presenti scene che faranno sorridere.
Bellissima l’alternanza dei punti di vista, così si riesce a capire il punto di vista di entrambi e ad affezionarsi a tutti e due anche se Andrew risulta comunque molto più misterioso rispetto a Cam.

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È presente il seguito intitolato Il confine dell’eternità edito da Fabbri Editori.

Nel libro sono presenti molti brani musicali che i due protagonisti hanno ascoltato e cantato durante il loro viaggio, vi lascio la playlist:

Feel like makin’ love – bad company
Ready for love – bad company
Dust in the wind -kansas
Going to california – zeppelin
Dream on – aerosmith
Raisins my toast
Carry on wayward son – kansas
Hotel california – eagles
Laugh, I nearly died – rolling stones
Barton hollow – civil wars
Poison & wine – civil wars

Life and Death Twilight Reimagined di Stephenie Meyer

 

Life and death - Stephenie Meyer
Life and death. Twilight reimagined – Twilight. Ediz. speciale Stephenie Meyer

Titolo: Life and Death Twilight Reimagined
Autore: Stephenie Meyer
Casa Editrice: Fazi
Genere: Young Adult/Urban Fantasy
Narrazione: 1° persona pov maschile

Per il decimo anniversario dall’uscita del famosissimo Twilight, Stephenie Meyer (autrice conosciuta per lo più per la saga di Twilight e The Host) ci delizia con una nuova versione di quest’ultimo. Questa volta con i personaggi invertiti: chi è donna è uomo e viceversa.
Il volume è edito da Fazi per la collana Lainya.
Il libro è in brossura e con doppia copertina. Da un lato vi è la versione di Twilight che conosciamo e dall’altro la nuova versione.

Leggendo parecchie recensioni negative riguardanti questo libro mi ero trattenuta fino a pochi giorni fa nel acquistarlo… ma poi la curiosità e l’amore per questa saga ha preso piede.
stephenie-meyerHo trovato il romanzo ben fatto benché non ci sia molto di nuovo. A parte gli ultimi 2 capitoli il libro va di pari passo con Twilight (eccetto che in questo caso il vampiro è femmina e l’umano un ragazzo). Stesse frasi, stessi pensieri, stesse caratterizzazioni dei personaggi ma qui prevale la forza delle donne, non solo forza fisica (Eleanoir non che Emmett) ma anche il coraggio e la forza d’animo di Edythe (Edward), Carine (Carlise), Bonnie Black (Billy Black) e la cattiva Joss che sembra ancora più crudele di James.
Interessante il nuovo finale, un finale vero che ci fa pensare che anche la storia di Bella ed Edward sarebbe potuta finire così (ringrazio il cielo che nella versione originale sia diventata una saga, avremmo perso troppo… soprattutto riguardo ai lupi).
Direi che è un libro che consiglio agli amanti della saga di Twilight, nulla di troppo nuovo ma le emozioni sono sempre presenti anche se personalmente continuo a preferire la versione originale.

Ampliamento organico

Parte 2

Bentornato al felice pubblico di questo blog. Siamo fieri di annunciarvi che da oggi il nostro staff cresce. Questa per noi è sempre una grande notizia, in quanto ciò ci permette di crescere e proporre sempre un maggior numero di contenuti ed essere costantemente aggiornati. Nel caso specifico angysetsugekka si occuperà per il nostro blog di recensioni di libri ed in particolare di quelli che trattano le storie d’amore, cosa nella quale, finora, la nostra testata era alquanto carente. Con l’arrivo di angy, dunque,  si apre anche una nuova rubrica che resterà quasi esclusivamente nelle sue mani A heart full of  love nome ereditato dal celebre brano presente all’interno del musical I Miserabili e che vedrete presto online.

Detto ciò, vi prego tutti di darle un caloroso benvenuto e leggere gli articoli che pubblicherà per noi.

A presto, non vediamo l’ora di vederti all’opera angy!

Ciclo: Orrori dagli Abissi -H. P. Lovecraft e il Necronomicon (pt.7 I Sogni nella Casa Stregata)

Come ogni volta che riprendo in mano questa rubrica mi riprometto sempre di essere più costante, poi avvengono cose e purtroppo sono costretta a dedicargli il tempo che trova. Nonostante ciò non è una rubrica che mi sento di voler abbandonare, primo perché è una di quelle che ho notato essere fra le più seguite anche a distanza di tempo e secondo perché piace molto anche a me e sicché lo spazio è mio….

Come sempre, vi lascio il solito disclaimer, e poi, dopo questa breve introduzione, di cui mi direte che non ve ne frega una ceppa, proseguiamo con la recensione del prossimo racconto I Sogni nella Casa Stregata.

Attenzione: questo articolo contiene spoiler. Tuttavia può essere un pratico approccio per chi vuole affacciarsi al mondo di Lovecraft e vuole prendere visione a grandi linee di quello che troverà all’interno. Vi consigliamo, in ogni caso, la lettura dell’opera originale.

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I racconti del Necronomicon. Ediz. integrale
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The Dreams in the Witch-House, il settimo dei racconti che andiamo a trattare in questo primo ciclo in onore di Lovecraft, non si può non definire un testo fondamentale nella delimitazione di quell’universo creato dall’autore, in quanto estende il concetto di orrore cosmico a una serie di universi extradimensionali. A differenza dei racconti precedenti, ne I Sogni nella Casa Stregata non abbiamo una visione in prima persona, ma un narratore esterno che racconta le sventure che affliggono il povero Gilman.

Come tutti, o quasi, i protagonisti che abbiamo incontrato all’interno di questa raccolta Gilman è dotato di una forte curiosità e una profonda attrazione verso i temi dell’occulto e una serie di universi e fatti che vanno al di là della comprensione umana. Trattandosi egli di uno studente di scienze matematiche, egli crede che tali eventi siano in realtà legati a una serie di formule che sono in grado di piegare i concetti di spazio e di tempo e una serie di leggi fisiche. Proprio per tale ragione, egli prende in affitto la casa e l’appartamento che un tempo era appartenuto alla vecchia Keziah Mason, la quale di diceva essere una strega e che, a suo tempo, condannata era evasa dalla sua prigionia scomparendo in modo strano e misterioso. L’opinione di Gilman, in merito a quella faccenda, è che in qualche modo, la vecchia, avesse sfruttato proprio quei legami che intercorrono fra le varie dimensioni.
D’altro canto, la stanza stessa che un tempo era appartenuta alla donna presenta una conformazione strana e del tutto peculiare.

La parete settentrionale pendeva visibilmente all’interno – dalla parte esterna verso l’estremità interna – mentre il basso soffitto s’inclinava gradualmente verso il basso nella stessa direzione.

L’accesso a quella parte che doveva corrispondere alla soffitta era visibilmente negato da tempo immemore se non ai topi che avevano scavato le loro gallerie attraverso le travi di legno.

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Concept- Brown Jenkins by NathanRosario

I sogni, che sono il tema predominante del racconto, erano cominciati in concomitanza con una strana febbre, tanto che Gilman non era in grado di stabilire se gli uni dipendessero dall’altra o viceversa. Fatto stava che quei sogni diventavano sempre più definiti e allo stesso tempo astratti, riportando il protagonista in un universo fatto di forme, luci e strane nebbie dalle tonalità giallastre e verdognole.  A ciò, seguono la comparsa di figure inquietanti come quella della vecchia Keziah, che in un primo momento era stata associata dal protagonista a una donna anziana che aveva incrociato casualmente in  alcuni vicoli, accompagnata da quella del piccolo famiglio Brown Jenkins. Questo strano piccolo essere dalle sembianze di un topo con delle inquietanti caratteristiche umane assume un particolare spessore all’interno della vicenda. Egli accompagna costantemente la strega seguendola e aiutandola con quei suoi lunghi denti gialli su un volto umano e quelle piccole mani dalle unghie affilate. È presente quando la donna invita il giovane a firmare il Libro di Azathoth, cosa della quale Gilman ha un ben fondato terrore avendo trovato il nome di Azathoth, accompagnato da quello di Nyarlathotep, all’interno del Necronomicon ed essendo quindi a conoscenza che questi rappresenta il male supremo.

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The Dreams in the Witch House by BryanBaugh

Tuttavia per quanto egli provi a cercare presso il proprio compagno di corsi Elwood o la comunità scientifica a cui ha consegnato una statuetta recuperata proprio in uno di quei sogni, questi continuano il loro ciclo indipendentemente da qualunque cosa egli possa fare per tentare di arrestarli o quantomeno di controllarli. Perfino cambiare stanza risulta essere inutile in particolare con l’avvicinarsi del Sabba delle Streghe, notte nella quale i sogni raggiungono il culmine dell’orrore. Il protagonista si trova infatti, suo malgrado, a prendere parte al rituale di sacrificio di un bambino agli Antichi Dei del Caos, dove vani risultano i suoi sforzi per fermarli seppure, per lo meno, riesce a porre fine alla vita della vecchia megera. Viene ritrovato prima ancora dell’alba, nella sua stanza, in stato confusionale, privo dell’udito che fino a quel momento era stato particolarmente sviluppato. Ma seppure la vicenda sembra conclusa, la verità è ben diversa. In pieno stile Lovecraft, quando le cose sembrano finalmente essere giunte a conclusione, si apre una nuova porta, in questo caso data dalla morte dello stesso Gilman a causa di un ratto che pare avergli divorato il cuore, scavandosi dei cunicoli attraverso il suo corpo. Un ratto le cui impronte insanguinate assomigliano in modo inquietante a delle piccole mani in miniatura.

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Brown Jenkin by PawnAttack

Come sempre, dunque, Lovecraft non si smentisce riuscendo a contagiare il lettore con gli stati d’animo di ansia e tensione dei suoi personaggi, lasciando sempre quella via aperta agli eventi che potrebbero in qualche modo ancora proseguire con conseguenze devastanti per quelli che hanno avuto la sventura di intrecciare le proprie vite con le vicende narrate. Lo stesso personaggio di Elwood, che risulta avere un ruolo marginale all’interno dell’opera, alla fine si ritrova ad avere la vita completamente sconvolta dai fatti accaduti e a vivere nel costante terrore che una parte di quelle vicenda possa ancora avere influenza sulla propria esistenza, per quanto egli possa tenersi lontano da quei luoghi.
Come si è detto alle volte, mano a mano che i racconti procedono c’è sempre un nuovo elemento che va ad aggiungersi a questo mondo fatto di sentimenti di inquietudine, apprensione, malessere, angoscia….

Ed è proprio questo che rende Lovecraft l’autore che tutti conosciamo.

Ciclo: Orrori dagli Abissi -H. P. Lovecraft e il Necronomicon (pt.5 Il Richiamo di Cthulhu)

Attenzione: questo articolo contiene spoiler. Tuttavia può essere un pratico approccio per chi vuole affacciarsi al mondo di Lovecraft e vuole prendere visione a grandi linee di quello che troverà all’interno. Vi consigliamo, in ogni caso, la lettura dell’opera originale

Come promesso, eccoci qui, nel nostro appuntamento del giovedì con i racconti di Lovecraft. Siamo oggi esattamente a metà dal nostro percorso.

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Il richiamo di Cthulhu è sicuramente, The Call of Cthulhu è sicuramente il più famoso fra tutti i racconti di Lovecraft e lo stesso Cthulhu, il mostro dal capo cefalopode, ali di drago e corpo antropomorfo, è, senza alcuna ombra di dubbio, il più famoso fra le sue creature.
Il racconto, il più lungo fra quelli finora trattati si divide in tre filoni principali che condividono la stessa voce narrante che va a documentare una serie di differenti eventi che si catapultano per una serie di eventi, o meglio un unico scatenante evento all’interno della vita del protagonista.
Egli venuto in possesso dell’eredità di uno zio, il professor Angell. Il primi due sotto-racconti sono basati appunto su ricerche precedentemente eseguiti da questo zio in circostanze che se al principio appaiono comuni, ma sulla quale mano a mano che le indagini del protagonista si evolvono appaiono sempre più sospette. Non primo dei capitoli L’orrore di argilla, il protagonista rinviene una strana scultura che rappresenta un essere antropomorfo, il capo simile a una piovra e ali di drago sotto al quale sono incisi una serie di strani geroglifici. Secondo i documenti questo artefatto è stato consegnato al professore da uno studente di scultura di nome Wilcox che afferma di averla formata nel mezzo di uno strano sogno di città antiche, formate da blocchi titanici, ricche di monoliti coperti di melme verdi e geroglifici. Incolti i sogni sono accompagnati da una serie di suoni che il giovane ha tentato di ricostruire con l’espressione «Cthulhu fhtagn».
Le visite del giovane al professore si intensificarono e fra i vari termini di quel guazzabuglio di suoni i più ricorrenti risultano essere due «Cthulhu» e «R’lyeh». Dubbioso sulla veridicità del racconto del giovane il protagonista decide dunque di contattarlo personalmente, ma sebbene lo ritenga onesto non riesce a credere ancora agli strani fenomeni descritti seppure si renderà conto questi sono molto simili a quelli descritti nel secondo documento appartenente a suo zio e che vengono espressi nel capitolo successivo Il racconto dell’ispettore Legrasse. Qui il protagonista rinviene un secondo testo che racconta l’esperienza del professore con il suddetto ispettore, il quale gli aveva presentato una statuetta che risulta per aspetto molto simile alla scultura di Wilcox. Legrasse racconta di aver reperito tale oggetto durante un’incursione della polizia durante quello che doveva sembrare uno strano raduno vudù  in un boschetto a sud di New Orleans. Il rituale in corso appare subito folle all’ispettore che si ritrova, insieme ai suoi uomini, di fronte ai proseliti danzanti intorno alla statuetta e ad alcuni corpi terribilmente martoriati. Arrestati gli adepti al culto, l’ispettore viene a scoprire alcune informazioni in merito e riesce anche a ottenere una trascrizione di quella sorta di mantra che essi ripetevano continuamente «Ph’nglui mglw’ nafh Cthulhu R’lyeh wgah’nagl fhtagn» che Legrasse è riuscito anche a farsi tradurre con «Nella sua dimora di R’lyeh il morto Cthulhu aspetta sognando».

Rise of Chtulhu by ArcosArt - Immagine allegata all'articolo: Ciclo: Orrori dagli Abissi -H. P. Lovecraft e il Necronomicon (pt.5 Il Richiamo di Cthulhu)

Rise of Chtulhu
by ArcosArt

A questo punto cominciano ad essere evidenti alcuni punti di contatto fra la storia del giovane Wilcox e quella proposta dall’ispettore. Tuttavia, deve ancora accadere un ultimo evento prima che il protagonista prenda pienamente coscienza di ciò con cui ha a che fare. Ed è ciò che accade nell’ultimo capitolo La follia che viene dal mare dove egli entra casualmente in possesso di un articolo di giornale che racconta di un uomo, unico superstite de proprio equipaggio che dopo aver subito un attacco di pirateria approda con quelli che sono rimasti del suo equipaggio su una strana isola che sembra essere sconosciuta la cui “architettura” ricorda però abbastanza fedelmente quella descritta nei sogni di Wilcox. Trovata quella che sembra una grossa porta Johansen, questo il nome del sopravvissuto, e i suoi uomini trovano modo di varcarla per poter controllare cosa si possa trovare all’interno ed è così, che per puro caso, riescono dove gli adepti del culto avevano fallito: risvegliare Cthulhu.
Gli unici superstiti a questo scontro risulteranno essere proprio Johansen e un suo compagno che però perde completamente il senno mentre sono ancora in mare e lì lo raggiunge la morte. Quella stessa morte che raggiungerà anche l’ufficiale nella sua casa molti mesi dopo lasciandogli tuttavia il tempo di annotare questi eventi. Ed è a questo punto che il protagonista si rende conto che la morte del proprio zio non è stata casuale, così come non lo è stata quella di Johansen e come probabilmente non lo sarà nemmeno la propria.

È interessante a questo punto notare come si sia ripetuto spesso, nei racconti finora analizzati questo sentimento, che accomuna i vari protagonisti, di essere coscienti del fatto che la loro morte giungerà presto a causa delle proprie conoscenze e che non risulterà, probabilmente, nemmeno piacevole. Tuttavia, quello che caratterizza questo racconto e che lo rende il più famoso è il fatto stesso che l’orrore assuma dei connotati ben precisi e delineati. Se ne Il Cane, il famoso cane non viene mai mostrato realmente e il protagonista stesso non lo vedrà mai, qui invece vi è descritto un vero e proprio scontro con il mostro. Johansen lo affronta e almeno la prima battaglia riesce a vincerla in quanto riesce a raggiungere terra vivo, tuttavia è già consapevole che quegli orrori torneranno a perseguitarlo ed ecco il perché raccoglie tutte le proprie memorie che riguardano il culto di Cthulhu ed ecco perché lo farà anche il protagonista vero e proprio, seppure, entrambi, tutti loro tentano di assicurarsi che tali scritti non vengano mai letti.

Ciclo: Orrori dagli Abissi -H. P. Lovecraft e il Necronomicon (pt.4 Il Successore)

Attenzione: questo articolo contiene spoiler. Tuttavia può essere un pratico approccio per chi vuole affacciarsi al mondo di Lovecraft e vuole prendere visione a grandi linee di quello che troverà all’interno. Vi consigliamo, in ogni caso, la lettura dell’opera originale

Eccoci tornati alla serie di appuntamenti legati al ciclo di Lovecraft.  Ci scusiamo per la pausa che ci siamo presi il mese precedente e che ha portato tutto il programma a rallentare. Tuttavia, nella speranza che sia tutto ciò di vostro gradimento, proseguiamo con un nuovo capitolo dedicato a questa raccolta.

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I racconti del Necronomicon. Ediz. integrale
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Il racconto di cui parliamo oggi è Il Successore, in inglese The Descendant. In realtà su questo titolo bisogna fare un appunto in particolare poiché il racconto non ci è mai giunto per intero, piuttosto quello che possiamo leggere oggi è un breve frammento scritto dall’esecutore letterario di Lovecraft, Barrow, che lo recuperò da alcuni appunti tra loro slegati.
Ed in effetti è abbastanza evidente che esso manchi di un finale, ma si tratti semplicemente di una qualche introduzione a qualcosa di più, che però, purtroppo, non potremo mai leggere. Per questa ragione, purtroppo, nemmeno la recensione può essere effettivamente completa.
La cosa interessante è che il racconto parta in prima persona così come quelli precedenti per proseguire dopo poche righe in terza come se il narratore non fosse il reale  protagonista di quegli eventi.
Il narratore, dunque, parla di una casa, per le strade di Londra, dove un vecchio cade in disperazione ogni qual volta ascolta il suono di una campana. L’uomo è un solitario, non parla con nessuno fino a quando il suo nuovo vicino, un giovane di ventitré anni di nome William non si introduce a forza all’interno della sua vita e fino al giorno in cui lo stesso giovane non entra in possesso di una copia di quel libro maledetto dell’arabo pazzo Alhazred. Dopo aver dato di matto alla vista del volume, il vecchio comincia a raccontare la sua storia che però si interrompe in quanto, come già detto, il racconto resta incompiuto.

necronomicon-hp-lovecraftAd essere onesti, si può definire un vero peccato che questa opera sia rimasta così, senza un finale, perché prometteva di essere davvero interessante, se non altro per riferimenti ad altri racconti precedenti come La Città Senza Nome, tanto per fare un esempio. È dunque probabile che, nell’idea di Lovecraft, ce ne fossero altri che spiegassero dunque la follia del vecchio. Navigando di fantasia si può cercare di immaginare il destino che possa essere toccato poi al giovane William attratto da tali argomenti. Forse, e dico forse, avrebbe ereditato la maledizione della follia del suo vicino e questo spiegherebbe il titolo del racconto che, tuttavia, potrebbe anche riferirsi in realtà al vecchio stesso date le antiche origini della famiglia. Purtroppo non ci è dato di saperlo.
Il ritmo prosegue si accelera dal punto esatto in cui il volume entra nelle mani del ragazzo tuttavia, di nuovo dobbiamo fermarci.

E ci fermiamo anche con la recensione stessa, ma davvero, considerata la brevità dell’opera non possiamo dire molto di più in merito ad essa. Vi salutiamo, quindi, e diamo appuntamento alla settimana prossima con  il primo dei racconti riguardanti Il richiamo di Cthulhu.

Stryx – Connie Furnari

Ed eccoci al primo appuntamento ufficiale della rubrica riguardante il self-publishing. Come ho già accennato spero di essere, per quanto possibile, il più costante possibile impegni permettendo.

Stryx - Connie Furnari
Stryx – Connie Funari
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Il primo dei libri che entra a far parte di questa rubrica dal momento che ha assunto tale nome è Stryx di Connie Furnari.
A tal proposito faccio una premessa. Non sono un’amante delle love story e questa in effetti è una cosa che ripeto ogni qual volta mi capita di trattarne una, quindi in questi casi perdonatemi se mi focalizzo più su altri dettagli che su questo in particolare. Ora, aggiungo anche che ci tenevo a leggere un libro di Connie perché su questa autrice pare che ci siano opinioni parecchio discordanti e per tale motivo avevo intenzione di crearmene una mia personale.
Aggiungo un’altra cosa, ammetto che all’inizio ero un po’ incerta su questo volume in particolare perché il titolo mi ricordava un po’ Striges di Barbara Baraldi, la cui recensione al momento non ricordo se ho già riportato in questa sede. Tuttavia, prima che qualcuno urli al plagio, affermo subito che ci sono delle rilevanti differenze fra le due opere. Di fatti se la Baraldi ha un’opinione molto più pagana/wiccan del concetto di strega, la Furnari invece si ispira molto di più ad un concetto che trae la sua origine dal cristianesimo dove le streghe vengono viste come donne che intrattengono stretti rapporti con il diavolo.E questo concetto smonta anche un po’ quella recensione (perché sì, le leggo) che ho visto su Amazon che assimilava l’opera a una famosa serie televisiva di nome Charmed, qui da noi Streghe, dato che chi come me l’ha seguita dalla prima all’ultima stagione può tranquillamente affermare che quelle streghe con il diavolo non avevano davvero nulla a che fare. Tornando al confronto con Zoe, forse quello che si potrebbe definire come l’unico punto in comune possa essere quello che riguarda il tema del forbidden love che comunque in letteratura esiste ancora prima che dai tempi di Romeo e Giulietta.

Proseguiamo. Il romanzo è leggero, la trama semplice. Sarah, come anche sua sorella, è una strega che dopo la propria morte continua a reincarnarsi. Nella sua prima vita era innamorata di un giovane, ma questo suo sogno d’amore non si è mai coronato sfociando nella tragedia. E per questo motivo Sarah, quasi portasse su di sé il peso di quegli eventi, non riesce a concedersi di amare ancora fino a quando non incontra Scott e di qui non vi dirò altro perché voglio lasciarvi il piacere di scoprire il resto da soli.

Lo stile è pulito, lineare, non complesso, tanto da rendere la lettura scorrevole e piacevole. Il volume è caldamente consigliato agli amanti del teen-fantasy, ma, visto che ogni libro ha il suo pubblico, lasciate perdere e dedicatevi ad altro se state cercando un horror. Styx non è un horror e nemmeno vuole esserlo. Se cercate un romanzo leggero che per rilassarvi la sera magari sotto le coperte prima di andare a dormire (io per la verità l’ho letto in autobus, ma fa lo stesso)  è perfetto.

Oh baby, baby, it’s a wild world

rubrica sul self publishing

Aprile dolce dormire, si dice, e in effetti ammetto si aver pubblicato poco e niente durante questo mese che è appena trascorso.
A dir la verità avevo anche in cantiere un paio di novità, ma purtroppo il tempo è stato poco clemente con me.

 Come avevo già annunciato in precedenza, verrà lanciata una rubrica sul self-publushing a cui si è deciso di dare il nome che vedete come titolo di questo articolo Oh, baby, baby, it’s a wild world, questo in relazione al fatto che per un self è chiaramente molto più difficile  entrare nel mondo dell’editoria rispetto a un autore già affermato, cosa che tuttavia non può e non deve significare che siano tutti di un livello mediocre. Per tale motivo, mi piacerebbe ridare spazio a chi decide di pubblicare il proprio libro in maniera autonoma, come già facevo un tempo. Questa rubrica avrà una cadenza mensile e verrà pubblicata ogni primo venerdì del mese, quindi secondo programma dovreste trovare il primo articolo il giorno 7 (l’ho già scritto, devo solo ricopiarlo).
Ovviamente si accettano proposte, se siete dei self basta un contatto tramite la pagina Facebook e verrete inseriti in lista, ma badate, la lista è già molto lunga.
Alla categoria sono già stati aggiunti gli articoli precedenti che trattavano di romanzi self.

Il punto secondo invece di riferisce a una rubrica già attiva, ovvero quella riguardante Lovecraft che se tutto procede secondo programma dovrebbe riprendere già da domani o al massimo la settimana prossima. Come sempre ogni giovedì. So che a qualcuno è mancata, vero?

Si cerca ancora un nome per la rubrica riguardante il cinema a cui però è stata fissata una cadenza mensile. La troverete, sempre se tutto procede secondo i piani, ogni terzo martedì del mese.

Per il resto ho cominciato un corso di grafica e web design e ne sono felicissima. Mi piace molto per come è strutturato, sebbene mi porti via tanto tempo e quindi si spiega il perché delle mie assenze. Tuttavia cercherò di organizzarmi meglio e proporre sempre cose nuove per quanto mi sia possibile.

Ultimo punto, chi mi conosce sa che sono anche una role-player  per cui, visto che ci si è lavorato molto, volevo informarvi che sul Creature Antiche Vivono Ancora sono state  aggiornate tutte le razze non-morte e che quindi sarebbe carino carino se ci buttasse un occhio considerando anche che il forum ha appena compiuto 10 anni di età.

Bene, mi sembra tutto, spero che queste novità siano di vostro gradimento.

A presto!

Segnalazioni: La Viaggiatrice di O – II • Nel labirinto – Elena Cabiati

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La viaggiatrice di O – 2 – Nel labirinto

“Non cercate il mistero lontano da voi,
è nascosto nel sole che tramonta per sorgere di nuovo,
negli occhi dei vecchi che restano bambini,
nella treccia dorata dell’Amore,
lunga e sciolta per scalare le sue torri.
Non cercate i segreti su strade buie, tra parole difficili,
cercateli scolpiti sui muri o dipinti mille anni fa.
Cercateli nelle fiabe,
dove tutto ciò che è piombo può ancora trasformarsi in oro.”

Torna Elena Cabiati dopo ben quattro anni con il secondo volume delle avventure di Gala. La Viaggiatrice di O – II •Nel Labirinto. Per il secondo volume l’autrice ha scelto di pubblicare come indipendente. Il libro è già da ora acquistabile su Amazon, sia in digitale che in cartaceo.

A breve pubblicheremo su questa sede la recensione del secondo volume intanto potete dare un’occhiata a quella del primo, ma a prescindere da ciò vi consigliamo di addentrarvi in questa avventura tutta italiana e scoprire (o riscoprire) il magico mondo creato da Elena.

Una città nella città, nascosta tra i palazzi, tra i negozi e le strade trafficate di Torino: è la città dei maghi e delle streghe viaggianti di O. Gala vive qui: è una giovane strega pigra ed egocentrica, dotata di un grande potere che ancora non conosce fino in fondo. Viaggia nel tempo per difendere dai negromanti le opere d’arte che custodiscono i segreti magici e la conoscenza. Kundo è il suo maestro, un vecchio monaco medievale, irascibile e dotto, messo a riposo per un oscuro sospetto che grava su di lui.
La missione che viene loro affidata è estremamente pericolosa: salvare la grande cattedrale di Notre Dame di Chartres dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Da qui il viaggio li porterà molto oltre i confini del tempo e dello spazio: nella terra delle fate, dove tutto è ambiguo e non è facile distinguere il bene dal male, né scegliere da che parte stare.
Gala dovrà affrontare tutti i suoi incubi peggiori, imparare ad amare e anche a perdere chi ama. Dovrà discendere nel grande labirinto disegnato sul pavimento di Chartres e in quello più profondo della sua anima per trasformare il potere dell’oscurità in una nuova luce.

Ciclo: Orrori dagli Abissi -H. P. Lovecraft e il Necronomicon (pt.3 La Cerimonia)

Attenzione: questo articolo contiene spoiler. Tuttavia può essere un pratico approccio per chi vuole affacciarsi al mondo di Lovecraft e vuole prendere visione a grandi linee di quello che troverà all’interno. Vi consigliamo, in ogni caso, la lettura dell’opera originale

Ed eccoci al terzo appuntamento con questo ciclo che ho deciso di lanciare con cadenza settimanale, forse perché almeno così potrebbe dare la parvenza di un appuntamento fisso, almeno per qualche mese. A dir la verità non ho mai tenuto una rubrica ad appuntamento fisso su questo blog, ma a conti fatti mi sembrava una cosa carina. Ed ora andiamo avanti. Il racconto di oggi è quello dal titolo La Cerimonia (The Festival in inglese) scritto nel 1923.

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L’inizio del racconto appare, rispetto a quelli precedenti, tutto sommato tranquillo. Il protagonista si muove in direzione di Kingsport per la celebrazione dell’antico rito di Yule che i sui antenati si tramandano di generazione in generazione. Yule è quella festa che poi i cristiani hanno successivamente con quella più celebre del Natale. Tuttavia, poiché non siamo qui a descrivere le origini di Yule, ma solo a riferirci a come essa venga trattata in questo racconto rimandiamo questi riferimenti a un prossimo articolo.

Dunque dicevamo, il protagonista deve recarsi a Kingsport per assistere alla celebrazione di Yule, così come richiedono le tradizioni della sua famiglia. Il viaggio procede tranquillo, ma quando il protagonista raggiunge la città questa gli appare… stranamente deserta. Qui abbiamo i primi momenti di inquietudine che però si dissolvono di fronte all’amabile vecchietto che gli apre la porta. Almeno all’inizio, perché poi quei tratti così amabili e gentili paiono quasi più simili a una sorta di maschera. Il vecchio indossa un mantello scuro e lo stesso fa fare alla moglie, quindi insieme al protagonista lasciano la casa per dare inizio alla cerimonia vera e propria. Risalgono la collina insieme ad altri che sembrano essersi riversarsi nelle strane e poi scendono all’interno di essa in un percorso che forse ricorda un po’ quello della Città senza nome. Qui l’atmosfera comincia letteralmente a diventare più inquietante, a partire dalla cerimonia stessa, proseguendo per il grande fuoco di colore verde fino a quelle strane creature dalle zampe palmate e grosse ali che i presenti prendono a cavalcare per essere condotti chissà dove. Ed è qui che il protagonista cede. Non vuole più andare avanti, non vuole proseguire, non vuole scoprire quali siano gli orrori che potrebbe trovare continuando ad andare avanti. Lo ritroveranno il giorno dopo e si risveglierà in una Kingsport diversa da quella che aveva visto la sera della cerimonia. Eppure quegli eventi restano impressi nella sua mente.

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Byakhee
by Eclectixx

Ora, come possiamo ben vedere non è affatto facile descrivere un racconto tanto sintetico in ancora meno parole cercando di non svelarne completamente la trama. Ho cercato di evitare di focalizzarmi troppo sui punti focali. Tuttavia c’è da dire che da questo momento l’universo che raccoglie questi racconti comincia a essere ben delineato. È un mondo nel mondo, nel senso che sebbene appartiene a una realtà che ben conosciamo, la nostra, comincia ad avere degli elementi suoi propri e ben caratterizzati. Come già abbiamo detto precedentemente la lunga discesa nelle viscere della terra era già presente ne La Città Senza Nome e anche la creatura possiamo ricollegarla a quella presente ne Il Cane sebbene questa volta possiamo vederla. O meglio, il protagonista può vederla, la descrive in realtà anche abbastanza sommariamente: si muove come un essere quadrupede ma le zampe anteriori sono sostituite dalle ali membranose, un po’ come quelle di un pipistrello, mentre quelle posteriori sono palmate. È una creatura di cui egli ha orrore tanto di rifiutarsi di portare a termine il rituale e cavalcarla. E nuovamente compare il tomo del Necronomicon, prima il protagonista lo trova nella casa del vecchio, insieme ad altri libri maledetti e in seguito è proprio da quel libro che viene fuori il rituale che i presenti della scena si accingono a compiere. E ancora il tema dell’incubo, perché anche qui, come nei racconti precedenti il protagonista sarà tormentato da questi ricordi. Ma a parte ciò è proprio l’ambientazione esterna, ovvero il New England, che diventerà quasi un topos dei racconti successivi.

Dal mio punto di vista, forse, l’ho trovato un po’ meno eccitante dei racconti precedenti, forse perché gli eventi principali sono stati collocati tutti in un momento clou, dovuto probabilmente anche alla brevità del racconto stesso, mentre in quelli precedenti il crescendo si avvertiva sin dalle prime righe.
Non so dirlo ad essere onesta. Forse semplicemente non ero io nel mood.
In ogni caso, vi saluto e vi do appuntamento a giovedì prossimo, con il racconto successivo Il Successore. Non mancate 😉

Ciclo: Orrori dagli Abissi -H. P. Lovecraft e il Necronomicon (pt.2 Il cane)

Attenzione: questo articolo contiene spoiler. Tuttavia può essere un pratico approccio per chi vuole affacciarsi al mondo di Lovecraft e vuole prendere visione a grandi linee di quello che troverà all’interno. Vi consigliamo, in ogni caso, la lettura dell’opera originale

Il secondo racconto che andiamo ad analizzare all’interno di questo nostro ciclo dedicato a Lovecraft è quello che ha per titolo Il cane, The Hound in lingua originale. In realtà il termine “hound” è solitamente riferito a cani da caccia, particolare che a tutti gli effetti non è del tutto trascurabile ai fini del racconto. D’altro canto una mente più elastica potrebbe anche ricordare un altro “hound”, quello dei Baskerville, pubblicato non molto prima da un certo Conan Doyle.

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Mettendo immediatamente da parte questo breve volo pindarico, torniamo al nostro cane, quello lovecraftiano. Partiamo da un presupposto, il cane, fisicamente parlando, non appare mai all’interno del racconto. Tutto ciò che sappiamo di lui è quello che l’io narrante riesce a percepire e cioè una serie di latrati, il raspare continuo contro porte e finestre e talvolta questa grossa ombra. C’è da dire che questa scelta potrebbe anche avere un suo perché all’interno del racconto stesso, dopotutto la presenza di un cane fisico non avrebbe fatto altro che alleviare quel senso di terrore verso un ignoto che non si conosce, non si comprende eppure perseguita come una presenza constante dalla quale sebbene si tenti di fuggire la si ritrova sempre più vicina sempre più incombente ad alitare sul proprio collo in maniera assidua e costante.

Come il destino che il protagonista è ben conscio sia lì ad attenderlo, così come ha afferrato il suo compagno di razzie St. John, morto di quella morte orrenda a causa di quell’amuleto che entrambi avevano trafugato da quella tomba olandese…

L’amuleto poi, l’amuleto gioca un ruolo chiave nell’intera vicenda. L’effige su di esso rappresenta ancora una volta un cane, un cane alato, una figura che al protagonista è già nota, che è già stata descritta ampiamente in quel libro dell’arabo pazzo Alhazred, ovvero il Necronomicon. Siamo nel 1922 e questa è la prima volta che il Necronomicon viene espressamente citato all’interno del racconto. Il protagonista e il suo compagno ne posseggono una copia in quel loro museo privato di orrori e morte e non disdegnano certo di consultarlo e perfino sulla tomba di quest’ultimo il protagonista recita

uno di quei rituali demoniaci che in vita aveva tanto amato.

Ancora una volta, dunque vediamo una fatale attrazione per quella cultura esoterica che allo stesso tempo è fortemente temuta dato che il protagonista è ben conscio sia stata proprio quella la rovina di St. John e presto anche la propria. Lo resta fino agli ultimi istanti quando riaperta la tomba ritrova nuovamente in essa l’amuleto perduto, e quel cadavere, che prima era composto di sole ossa, ora ricoperto in parte di carne e sangue.

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Hound of Tindalos 2
by Manzanedo

Ora ad oggi si ritiene il racconto de Il cane, uno dei più significativi e più celebri del ciclo lovecraftiano, tuttavia c’è da dire che il suo autore non lo amasse particolarmente, anzi addirittura per qualche ragione lo detestasse. Tuttavia è proprio da questo momento in poi che si comincia a delineare uno sfondo comune a tutti quelli che sarebbero poi venuti a seguire.

Come ne La città senza nome, che abbiamo analizzato precedentemente, anche qui la tensione subisce un crescendo fino ad arrivare alla rivelazione finale che corrisponde alla scoperta dello stato dello scheletro nella tomba. Ne deriva una fredda razionalità, del comprendere che ormai da quell’orrore non c’è una via di fuga, se non forse l’oblio della morte stessa.